CAFFETTIERE

Breve storia delle macchine da caffè ad uso domestico

Nei Paesi d’origine (Etiopia e Yemen, ed altri del vicino Oriente) i “primi caffè” venivano preparati con l’intera bacca o “ciliegia” raccolta dalla pianta e semplicemente pestata; in un secondo tempo ci si servì invece solo dei grani o “chicchi” verdi contenuti nella ciliegia.
Si ritiene che i grani verdi o “crudi”, non venissero tostati fino al XIII secolo; tuttavia, la bevanda veniva ancora preparata facendo bollire i chicchi tostati interi.
Il passo successivo fu quello di ridurre in polvere i grani tostati utilizzando il mortaio e di fare bollire nell’acqua la polvere ottenuta ed insieme ad essa miele, aromi o spezie varie. L’infuso veniva consumato subito dopo che parte dei fondi si erano depositati.
I primi oggetti per la preparazione del caffè, dai tostini a padella e a cilindro, ai mortai e macinini per la riduzione in polvere del chicco tostato, fecero la loro comparsa verso metà del XVII secolo. Furono quindi fabbricate le prime “caffettiere” costruite in rame e ottone finemente cesellati e decorati, con forme a tronco di cono, a bulbo o ad anfora panciuta. Dalla Turchia alla Siria, dalla Tunisia al Marocco il caffè si preparava utilizzando “Ibrik”, “Cezve”, “Dellel” o “Rakwa”.

In questo stesso periodo il caffè arrivò anche in Europa e la sua preparazione domestica ricalcava quella dei paesi d’origine; venivano utilizzate “Cuccume” e “Bricchi” in latta stagnata o più raffinati “Samovar” in rame, ottone, peltro o argento. Con il sistema della bollitura si otteneva una bevanda piuttosto densa e aspra che lasciava in bocca i residui dei fondi. Tali caratteristiche, insieme all’alto costo del prodotto, non entusiasmarono il “Vecchio Continente” e ciò non ne incentivò di certo il consumo e la diffusione.
Fu questo l’inizio di ben tre secoli di invenzioni, prove e modifiche alla ricerca del giusto sistema per la preparazione della nera bevanda, affinché l’intero aroma del chicco tostato potesse ritrovarsi intatto e armonizzato nella tazzina da sorseggiare.

Tuttavia, date le scarse conoscenze chimiche-fisiche-organolettiche del prodotto, preparare una buona tazza di caffè comportava problematiche di grande complessità, tenuto soprattutto conto delle innumerevoli variabili implicate nella sua preparazione quali: qualità del chicco crudo; uniformità e tempi di tostatura; conservazione; tipo e grado di macinatura; qualità, temperatura e pressione dell’acqua; tempi di infusione; rapporto tra quantità d’acqua e macinato di caffè.
“MUMAC è questo per me: il coronamento del sogno di un ragazzo di 18 anni iniziato in un mercatino e che ancora oggi continua”.
Enrico Maltoni, il collezionista
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