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  Regia di: Ridley Scott
Scritto da: Thomas Harris, David Mamet
Genere: horror - thriller
Durata: 131 minuti
Nazionalità: USA - UK

Cast: Anthony Hopkins (Dr. Hannibal Lecter), Julianne Moore (Agente Clarice Starling), Giancarlo Giannini (ispettore Rinaldo Pazzi), Gary Oldman (Mason Verger), Ray Liotta (Paul Krendler), Frankie Faison (Barney Matthews), Francesca Neri (Allegra Pazzi), Hazelle Goodman (Evelda Drumgo), Francis Guinan (direttore FBI Noonan), James Opher (agente DEA Eldridge), Enrico Lo Verso (Gnocco), Ivano Marescotti (Carlo Deogracias).
 

 
E' il 1986 e un serial-killer sta per entrare nell'immaginario collettivo per non uscirne piu'. Solo che e' troppo presto, il pubblico ha bisogno di un impatto piu' spettacolare, Brian Cox non e' carismatico come Anthony Hopkins e la distribuzione non crede pienamente nel progetto. Cosi' il bello e visionario "Manhunter frammenti di un omicidio" di Michael Mann, passa come una meteora e non lascia postumi, se non nei pochi che lo hanno visto. La vera consacrazione arriva dopo qualche anno con Hannibal Lecter protagonista assoluto de "Il silenzio degli innocenti". Tra i tanti pregi del film, colpisce la sottile morbosita' con cui lo spettatore si ritrova inconsciamente a parteggiare per lo spietato serial-killer, cannibale feroce ma anche abile manipolatore, capace di scavare in
profondita' negli irrisolti meandri psicologici del suo interlocutore.
E' il trionfo, e la matrice comune dei romanzi di Thomas Harris porta lo scrittore alla scelta quasi obbligata (se non altro per le sue tasche) di un ulteriore seguito, fatto su misura per la star Anthony Hopkins. Ecco cosi' giungere sugli schermi, dopo il discusso successo editoriale e la dettagliata cronaca delle diverse fasi della lavorazione del film, il tanto atteso "Hannibal". Difficile essere obiettivi con cosi' tante aspettative, ma tentando di mantenere un
candore di visione privo di pregiudizi (missione quasi impossibile), bisogna riconoscere che il film funziona. Nuocciono i paragoni con i due lungometraggi che lo hanno preceduto perche' le intenzioni sembrano puntare, pur mantenendo la tensione psicologica tra i protagonisti, soprattutto su un grande spettacolo. E Ridley Scott
riesce ad imprimere un taglio personale che, se non conquista, riesce comunque ad avvincere. L'incedere notturno di Hopkins/Hannibal in una Firenze caotica, ricorda molto da vicino il vagare di Harrison Ford
nella Los Angeles del 2019. Anthony Hopkins mantiene carisma e fascino (anche se a piedi nudi in versione dandy casalinga rischia un po' il ridicolo), ma e' Hannibal ad essere meno affascinante e il predominare del lato sentimentale su quello viscerale lo rende meno imprevedibile e spaventoso. In fondo alla fine diventa una sorta di supereroe romantico che libera il mondo, a modo suo, da chi lo inquina. Julianne Moore sostituisce egregiamente Jodie Foster, anche se appare meno vulnerabile. Bravo Giancarlo Giannini, protagonista della parte fiorentina e ben strutturata la sceneggiatura, capace di rendere fluidi la visione e il collegamento degli eventi. Sulla paura
ancestrale delle pulsioni, ha pero' la meglio il ribrezzo, e la fascinazione del male non diventa mai protagonista. Cio' che viene mostrato toglie ambiguita' e impedisce al film di lavorarti dentro e di porre domande. In fondo Ridley Scott si conferma un bravo regista di intrattenimento e mantiene una tensione capace di coinvolgere per il tempo della visione, ma non lascia spazio a strascichi emotivi.
Puo' sembrare poco ma, come gia' detto, cio' che nuoce e' il confronto con il diverso spessore dei due film che lo hanno preceduto. Non dimenticando di considerare che, probabilmente, era diverso anche il taglio dei due romanzi da cui traevano origine.




 

 
 
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