Durante la seconda guerra mondiale, il locale dell’americano Rick Blaine (Bogart, più pesto che mai, in una parte rifiutata in prima istanza da Ronald Reagan, attore e futuro presidente Usa) è un’oasi per esuli e spie: la sua antica fiamma Ilsa giunge lì, ignara di trovarlo, per mettere in salvo lei e il suo marito, ma il rancore di Rick rischia di lasciarli in balia dei tedeschi.
Mito del cinema tout court, con un finale archetipico e con la sua atmosfera di epica rovesciata e di sotterfugi tra le nebbie di una città deserta, pieno di paradossi e contraddizioni che ne aumentano il fascino, di eccessi e difetti, Casablanca si ricorda per la canzone (As time goes by) che il pianista di colore Sam deve suonare ancora (anche se la celebre frase divenuta titolo originale del film di Ross con Woody Allen "Provaci ancora, Sam" non viene mai detta nel modo esatto come tutti la ricordano), per le icone recitative, per il coraggioso tema che affronta e per altro ancora: a patto di saperlo vedere con obiettiva distanza critica e di non scambiarlo troppo facilmente per un capolavoro, il film affascina e stupisce ancora.
E Bogey (nickname del tappetto Bogart che per non sfigurare accanto alla stangona Bergman era costretto a essere inquadrato dal basso o a indossare zeppe e rialzi), in ogni caso, è Cinema, ovvero shakespeariana “sostanza di cui sono fatti i sogni”.
Da vedere, però, solo in versione originale in bianco e nero, e non nell’orrida manipolazione colorizzata che, come per troppi altri film, è stata fatta.
Gustosissima la parodia a fumetti - una delle tante che il settimanale tascabile ha realizzato - che gli autori di Topolino gli hanno tributato. Nel cast tecnico figura Don Siegel. (www.centraldocinema.it) |