Roma vista dagli occhi di un provinciale, che fa risalire i ricordi a quando, nel 1939, arrivò alla stazione Termini.
Forse il film più sommario di Fellini, nel quale tutti i suoi temi, i suoi ambienti e i suoi personaggi ritornano: Roma come Rimini dove ambientare una definitiva autobiografia (c’è un signore con sciarpone bianco) e in definitiva come un grande circo dove sfilano, come in una passerella di moda (qui ecclesiastica), fantasmi del passato e del presente, e forse anche del futuro.
Celebre il finale con la sfilata dei motociclisti e l’ingorgo sul raccordo anulare. Costumi di Danilo Donati. |